Attenti al post: si rischia il licenziamento

contatti social network

10 aprile 2018

Attenzione a ciò che viene postato sui social network: essere inconsapevoli della visibilità pubblica che possiamo ricevere su queste piattaforme è uno dei problemi più grandi per quanto riguarda il personal branding.

 

Può bastare un tweet, un commento sconveniente su Facebook, una foto discutibile su Instagram per essere licenziati o per compromettere l’immagine di noi stessi con ulteriori conseguenze nell’ambito lavorativo.

Il guaio è che il confine fra diritto di critica e lesione dell’immagine del datore di lavoro è sempre molto sottile; inoltre è facile che le interpretazioni possano essere soggettive, trasformando così una frase neutra in quello che potrebbe essere un atteggiamento di disprezzo verso l’azienda.
Il diritto di critica, disciplinato dall’art. 21 della Costituzione italiana, recita che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” ma ci sono limiti ben precisi che, se superati, possono effettivamente ledere il diritto di fedeltà alla base dei rapporti di lavoro.

Tuttavia il quadro rimane confuso: secondo i giudici, il dipendente che ha appellato più volte su Facebook il collega come “lecchino” o “pecora” va oltre il diritto di critica; ma il Tribunale di Milano (sentenza 3153/2017) ha decretato che la parola “bastardo” non fosse diffamatoria ma solo un’espressione di non stima.
Le stesse policy aziendali si stanno evolvendo con specifiche note sull’utilizzo dei social network da parte dei dipendenti ma è necessario che queste siano ben chiare ad ogni dipendente.

Non vi sono certezze nemmeno sulle condotte extralavorative postate sui social.
L’unica cosa certa è che “Quello che succede a Las Vegas rimane a Las Vegas”, ma sicuramente non è così per i social dove non tutto ciò che accade su Facebook, resta su Facebook.
Il licenziamento può avvenire anche laddove vi siano condotte gravi e allarmanti, come il caso riportato nella sentenza del 24/12/15 del Tribunale di Bergamo, dove il lavoratore è stato licenziato per aver postato fotografie con armi. E attenzione: in mancanza di prove di accesso abusivo (quindi dell’effettiva paternità del post), è sufficiente uno screenshot dei contenuti pubblicati per essere considerati “colpevoli”.

La questione non è solo il racconto più o meno (in)coerente che potremmo dare di noi stessi ma anche ciò che condividiamo senza verificarne le fonti impatta sulla nostra immagine: la condivisione di fake news comporta un non trascurabile elemento sulla nostra credibilità se non sappiamo scindere all’interno del contesto in cui ci muoviamo, la plausibilità e la veridicità di ciò che condividiamo.
Stare dietro a uno schermo non ci protegge dagli occhi del mondo, anzi se possibile siamo ancora di più in vetrina; basta essere coinvolti in una conversazione in maniera più polemica e provocatoria a trasformarci in quello che, nel mondo di internet, viene definito un troll.

Sapere cosa evitare per evitare di danneggiare la nostra immagine sui social è sicuramente un buon punto di partenza, ma cosa fare, invece, per rinforzare il personal branding?

  • Sviluppare nuovi interessi
  • Prendere in considerazione opinioni differenti articolando giudizi costruttivi
  • Rafforzare un network di contatti di supporto che ci permetta di apprendere e imparare

Questi elementi fanno la differenza nella costruzione di un brand, personale o aziendale.
Una certa presentazione di noi stessi ci rende interessanti, affidabili e un valore aggiunto; fattori che non vanno dimenticati una volta assunti: le aziende, ormai, non vogliono solo risposte ma anche proposte.

Per saperne di più: Attenti al post o al tweet, possono costare il posto di lavoroPresentarsi con attenzione sui social ha un effetto diretto sul nostro lavoro

 

Attenti al post: si rischia il licenziamento ultima modifica: 2018-04-10T10:28:03+00:00 da ADHR - Agenzia per il Lavoro